Lisa Bosia Mirra
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Casa Astra

Casa Astra, centro di accoglienza di persone in difficoltà, partner di servizi sociali e punto di appoggio per Comuni e enti nella sua veste di struttura di pubblica utilità, dice grazie alla popolazione ticinese.


Un anello debole nella catena solidale che ora trova una risposta logistica adeguata. Un passo avanti, una risposta propositiva nell’accompagnamento verso la soluzione dei problemi di chi si trova in difficoltà, di chi è allo stremo delle energie per uscire da situazioni problematiche, reso possibile grazie ad una raccolta di fondi durata quattro anni e che ha consentito di procedere all’acquisto dello stabile affacciato sulla rotonda del Pizzuolo. Un’operazione a sei zeri, molto impegnativa, che ha fatto breccia nel cuore della popolazione ticinese, da Chiasso ad Airolo. Le azioni sono state molteplici, sulle strade con i mercatini, le azioni natalizie coordinate con le parrocchie di Balerna e Mendrisio in prima fila, l’aiuto dei Comuni con la Città a far da locomotiva con un assegno da 60 mila franchi, gli aiuti spontanei giunti dal settore privato. Si è raccontato di famiglie che hanno preferito un gesto natalizio solidale, di aziende che hanno dirottato i fondi per le feste.

Di qui il ringraziamento corale e di cuore espresso da Donato Di Blasi, fondatore e responsabile di Casa Astra, Maria Invernizzi, anche lei una forza della prima ora, Roberto Rippa, presidente del Movimento dei Senza voce, dal municipale di Mendrisio Giorgio Comi,Ivo Durisch vice presidente della neonata Fondazione Casa Astra, presieduta dalla consigliera nazionale Marina Carobbio e dell’arciprete di Balerna, don Gian Pietro Ministrini, con don Angelo Crivelli trascinatore dell’azione natalizia che lo scorso anno ottenne un successo che non era certo scontato.

Segno che la popolazione ha percepito il bisogno di dare una mano ad un’iniziativa che in dieci anni ha dato ospitalità a 700 persone, accompagnandole poi verso un futuro migliore.

Accanto alla nuova sede, si stanno poi muovendo altri progetti. All’Osteria del Ponte si pensa ad riaprire il ristorante e forse una mensa; un frutteto e un orto sono già operativi per avviare un discorso di reinserimento occupazionale e chissà magari anche di azienda sociale. Con il Cantone, che copre spese di vitto e alloggio, si è intavolato un contratto di prestazione, che consentirebbe un ulteriore passo avanti. Dal Cantone, è stato detto, ci si aspetta di più, ma anche un passo alla volta serve per andare avanti.
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